Ultima modifica: 17 giugno 2018

Come portare Stefano Di Battista a lezione di inglese-attività di transcodificazione

La transcodificazione è il trasferimento di un’informazione da un codice non verbale a un codice verbale o viceversa, ad esempio, “leggere” un itinerario su una piantina per produrre indicazioni stradali.

Nella didattica delle lingue straniere, tale tecnica è normalmente utilizzata per guidare-verificare la comprensione, ha il vantaggio di raccordare l’educazione linguistica al complesso dell’educazione semiotica e possiede una valenza principalmente pragmatica.

Il modo in cui abbiamo voluto interpretarla tiene tuttavia conto anche dell’alta valenza poetica che tale tecnica può rivelare: il potere evocativo della musica (codice non verbale) si unisce o piuttosto si trasforma in parole che vanno a comporre un testo (codice verbale) che a sua volta si traduce in disegno (ancora codice non verbale).

Ho utilizzato questa tecnica spesso in passato, in classi di italiano L2, con studenti adulti di diversa nazionalità, solitamente a partire dal livello B1, con musica di Giovanni Allevi.

Ho adesso deciso di portare questa attività didattica in una classe di liceo, nonostante il contesto così diverso ( inglese LS, classe di alunni adolescenti tutti di lingua madre italiana e non uniforme dal punto di vista delle competenze). Ho prima di tutto cercato una musica che potesse stabilire con gli alunni in questione (classe IIIB del liceo scientifico) una connessione di qualche tipo: ho mantenuto l’idea del jazz e mi sono ricordata di Romeo&Juliet di Stefano Di Battista (essendo una classe terza, il programma di letteratura ha proprio avuto Shakespeare come argomento principe); temendo qualche resistenza da parte degli alunni nel trasporre in disegno i testi scritti prodotti, ho messo a disposizione riviste di varia natura perchè potessero scegliere la tecnica del collage; non ho richiesto l’uso del dizionario per la parte di scrittura perchè ho preferito che ricorressero all’insegnante.

Ecco come si è svolta l’attività: ho abbassato le serrande per creare un’atmosfera più rilassata, ho disposto le sedie a semicerchio e ho avviato la musica (senza rivelare il titolo del pezzo) chiedendo agli alunni di chiudere gli occhi e associare liberamente immagini alla musica che ascoltavano; ad un secondo ascolto ho fatto un pò di luce ed ho chiesto di prendere nota (in inglese o in italiano) delle immagini che avevano associato.

È arrivata poi la parte più difficile: unire tali parole isolate in un testo di senso compiuto (una descrizione, una storia…). In questa fase l’insegnante è a completa disposizione degli alunni, alcuni dei quali sono provvisti di minori risorse linguistiche per esprimersi: l’uso del dizionario rallenterebbe la volontà di espressione.

È seguita la parte più creativa: prendere il testo composto dal compagno alla propria destra, leggerlo attentamente e privatamente e poi trasformarlo in disegno. Operare questa nuova transcodificazione con un testo che non è il proprio ha valore da molti punti di vista: prima di tutto ci si distacca dalla propria dimensione per incontrare la sensibilità dell’altro; inoltre si ha l’opportunità di aggiungere la propria interpretazione alla visione dell’altro nel momento in cui si crea il disegno/collage.

Gli alunni hanno infine avuto il compito di illustrare oralmente in inglese a tutta la classe il disegno creato su ispirazione del testo scritto dal compagno a sua volta su ispirazione della musica ascoltata.

Solo alla fine ho rivelato il titolo della musica Romeo&Juliet: c’è chi ci ha davvero trovato una storia di amore e morte; c’è chi vi ha visto paesaggi silvestri; c’è chi vi ha visto storie di dragoni o di cavalieri; c’è chi vi ha proiettato sentimenti famigliari o amicizie spezzate; c’è chi ci ha perfino trovato eroi omerici o i Simpson!.

È il potere evocativo della musica.

prof.ssa Anna Campisi Policano




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